... Nel 1461 Ishtë mënate ka 28 gusht 1461, një e prëmte, Prìnsi Gjergj Kastrioti Skandërbeg zbarkonj ndë Trani, Italia, ma 15000 ashqer Arbëresh, për ndhihënj të Rregj ki Napoli kundër i pushtim Angioini. Prìnsi Gjergj Kastrioti, që muer famë me mbiemrin Skënderbe, ishte djali ma i vogël i Rregj Gjon Kastriotit, kryetari i nji prej familjeve princore ma të fuqishme të Shqipnis së Mesme. |
MASHQÍTËS ARBËRESHË Ma come mai i nostri padri ci tenevano alla famiglia? è una domanda che mi sono posto, non solo io ma anche tanti compaeseani, nei miei dialoghi con loro. Molti sono offesi con i propri figliuoli, e non dico cosa molti mi hanno risposto, in special modo alcune anziane verso i propri figli! o dei Padri anziani, o madri, abbandonati al loro umile destino o dietro il paravento della così detta nuova civilizzazione, forse modernizzazione. Di certo l’arrivismo è solo un capriccio, non è famiglia. In una mia lunga inchiesta (anche fuori da Maschito), ho annotato tantissime risposte alla nostra domanda "come mai i nostri padri ci tenevano alla famiglia?” vediamo: lo fa più che altro per amare qualcuno e sentirsi corrisposto; per essere insieme, perchè dà la forza di soppravivere; per vivere rincuorato e non desolato; per sentire l’amabile vibrazione delle gioie familiari e ridere con vera allegria; per non vivere nel freddo della solitudine o come animali che si temono l’uno l’altro; l’uomo non vive di solo pane ma anche per creare e sostenere le proprie opere viventi, come i propri figli e generazioni, la stirpe, e godere delle sue capacità e realizzazioni; perché così il Padre Eterno dei Cieli comanda “Onora tuo Padre e tua Madre e ama la tua prole. Ma noi siamo sulla Terra per imparare e creare figlio mio; per non aver vergogna al mattino quando guardo il Sole che mi vivifica, mi da coraggio e tutto si riprende; per sentirmi un uomo civile, sentirmi capace; pure solo per risentire il me stesso onorato della mia famiglia; un giorno o l’altro anche noi dobbiamo creare un nido e formare una buona famiglia, è la nostra cultura di vita. Il desiderio di sapere e divenireè una forza vitale per un padre nel proprio cammino e nella sua stirpe, perché porta con sè l’attesa di un mondo migliore e la sicurezza della crescita della Vita, e mille altre ragioni. La famiglia è fondamentale, avere famiglia è tenere un proprio nido e cultura che può varcare l’aldilà delle pareti domestiche; al di là vi è il vasto mondo e i figli devono essere messi in grado di varcare la porta di casa con fiducia, con speranza, sentendosi inseriti nella società, nella cultura, e responsabili del bene comune. Il valore ideale più nobile della famiglia è nell’inculcare nella mentalità sociale sani principi e lucenti virtù alle generazioni del futuro. Noi sappiamo che tutte le dovute responsabilità partono dalla più piccola entità sociale che è la famiglia, sono i genitori a mettere in atto la necessaria sospensiva per calcare sulla formazione delle coscienze dei figli il più efficace titolo di credito. Dipende dagli esiti di detto differimento se le scelte riusciranno a far contrarre quei vincoli fondamentali di assoluta garanzia, durata e armonia di una magnifica esistenza. La cultura, l’amabilità, la nostra lingua, sono doni del Verbo dell’Eterno alle civiltà del mondo, con l’istruzione e conoscenza essi attuano la civilizzazione, perché in esso si compensano i doni del Divino Creatore Nostro Padre, per cui lo scambio di opinioni si considera amicizia, benevolenza e meriti. E’ da questi presupposti, nel mantenere vivi il colloquio, la disputa e la parlata propria, che la famiglia umana arriva a godere gioia, tranquillità, economia e orgoglio durante l’esistenza. Essere, divenire genitore non è cosa da poco, il compito di padre, madre è ottenibile, per questo si dice che l’esistenza è una missione la quale va affrontata con sacrificio, devozione, comprensione, amore, onde raccogliere soddisfazione e serenità lungo l’intero cammino verso l’alto, verso il Cielo e le stelle nostre genitrici. Solo allora la stirpe, la
famiglia, l’essere, potrà dirsi
salda e paga di aver dato
alla Vita il suo migliore contributo,
per aver legato degnamente
l’operato di
quanti ci hanno preceduto
con quanti altri ci seguiranno. Così facendo, si tuteleranno
i buoni vincoli
delle radici, si otterranno
interessi, forza e unità
delle famiglie, per la non
meno valutazione dell’orgoglio
e consistenza della
stirpe che non avrebbe
soluzione di continuità. |