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STORIA di MASCHITO
CULTURA ARBËRESHË

... Nel 1461 Ishtë mënate ka 28 gusht 1461, një e prëmte, Prìnsi Gjergj Kastrioti Skandërbeg zbarkonj ndë Trani, Italia, ma 15000 ashqer Arbëresh, për ndhihënj të Rregj ki Napoli kundër i pushtim Angioini.  Prìnsi Gjergj Kastrioti, që muer famë me mbiemrin Skënderbe, ishte djali ma i vogël i Rregj Gjon Kastriotit, kryetari i nji prej familjeve princore ma të fuqishme të Shqipnis së Mesme.
... Nel 1461, era il mattino del 28 agosto 1461, di venerdì, quando il Principe Gjergj Kastrioti Skandërbeg sbarcò a Trani (BA) Italia con 15000 guerrieri Arbëreshë, per aiutare il Re di Napoli contro l’occupazione degli Angioini. Il Principe Gjergj Kastrioti, nominato per la sua fama Skandërberg, era il figlio più piccolo del Re Gjon Kastriotit, nato da pregiata famiglia principesca, con autorità sulla Shiperia.

Nel 1467 il territorio abbandonato e semidistrutto dal grande terremoto del 5 dicembre 1456, viene occupato in marzo 1467 dai circa cento uomini degli ex soldati Arbëresh rimasti fino al 1467 al servizio del re di Napoli, in Italia. Nel 1534: la maggioranza entrò nelle mura del casale, abbandonando grotte e casupole della campagna; allora iniziarono a costruirsi le case 'mbrënda nga dhera' in dentro della porta (del paese, Maschito) abitavano 100 fuochi (focolari), famiglie (circa 600 ab.) raggiungendo verso la fine del 1600, 290 fuochi, famiglie con molti bambini. Nel 1570: ab. 1880, si ebbero a Maschito altre immigrazioni. Nel 1595: ab. 1001. La popolazione diminuì a causa delle pestilenze arrivate anche a Maschito, decine e decine furono i morti; poi, dopo il peggio, si riprese di nuovo l’incremento demografico. Nel1735: ab. 1300, i maschitani si moltiplicarono nei figli, il numero crebbe. Nel 1800: ab. 2740, la crescita della popolazione è continuò ad aumentare. Nel 1870: ab. 3709, fù il più alto numero di abitanti residenti.Nel 1881: ab. 2100, diminuiscono gli abitanti a causa dell'emigrazione oltre oceano, nelle Americhe. Nel 1921: ab. 3077, fu fermata l'emigrazione. Nel 1923: ab. 3200. si calcola che oltre 2000 persone emigrarono nelle Americhe. Nel 1931: ab. 3301. Nuova ondata migratoria verso il nord e verso il Sud America. Fino al 1955 anche i bambini parlano l’Arbëreshë, poi arriva la tv e i giovani abbandonano la parlata arbëresh per l’italiano dialettale, molti imparano a scuola la lingua italiana.  Nel 1957-1965, un quarto del paese si muove verso molte direzioni nel mondo,  ad occidente ed oriente. Dopo 10 anni dalla IIa guerra mondiale, i mashqitan non hanno risorse e nemmeno possibilità, la guerra ha razziato tutti i beni e manca lavoro e il mangiare. Inizia l'abbandono delle vigne, degli oliveti, e della campagna, il ricavato non è più sufficiente, e il governo per rifarsi in tasse si prende quasi tutto del contadino. Nel 1981: ab. 2064. le migrazioni dei figli maschitani continua, chi all’estero, altri nel nord. A volte sembra che il paese resti con solo donne, vecchi e bambini, gli uomini hanno un lavoro chissà dove! Nel 1991: conta circa 2.000 abitanti con una densità di popolazione di 46 abitanti per Kmq. Una piccola parte dei giovani maschitani restano in paese, ora lavorano nella fabbrica di automobili FIAT/SATA di S. Nicola di Melfi. Nel 2000, Maschito conta: 1918 abitanti, di cui cinquecento abitanti parlano ancora bene l’Arbëreshë.

MASHQÍTËS ARBËRESHË
Histori, Kronologië ki ndodhì
Storia, Cronologia degli eventi.

"REFLEKTIM - RIFLESSIONI SUI NOSTRI GENITORI - REFLEKTIM"
LA FAMIGLIA - LA STIRPE

Ma come mai i nostri padri ci tenevano alla famiglia? è una domanda che mi sono posto, non solo io ma anche tanti compaeseani, nei miei dialoghi con loro. Molti sono offesi con i propri figliuoli, e non dico cosa molti mi hanno risposto, in special modo alcune anziane verso i propri figli! o dei Padri anziani, o madri, abbandonati al loro umile destino o dietro il paravento della così detta nuova civilizzazione, forse modernizzazione.

Di certo l’arrivismo è solo un capriccio, non è famiglia. In una mia lunga inchiesta (anche fuori da Maschito), ho annotato tantissime risposte alla nostra domanda "come mai i nostri padri ci tenevano alla famiglia?” vediamo: lo fa più che altro per amare qualcuno e sentirsi corrisposto; per essere insieme, perchè dà la forza di soppravivere; per vivere rincuorato e non desolato; per sentire l’amabile vibrazione delle gioie familiari e ridere con vera allegria; per non vivere nel freddo della solitudine o come animali che si temono l’uno l’altro; l’uomo non vive di solo pane ma anche per creare e sostenere le proprie opere viventi, come i propri figli e generazioni, la stirpe, e godere delle sue capacità e realizzazioni; perché così il Padre Eterno dei Cieli comanda “Onora tuo Padre e tua Madre e ama la tua prole.

Ma noi siamo sulla Terra per imparare e creare figlio mio; per non aver vergogna al mattino quando guardo il Sole che mi vivifica, mi da coraggio e tutto si riprende; per sentirmi un uomo civile, sentirmi capace; pure solo per risentire il me stesso onorato della mia famiglia; un giorno o l’altro anche noi dobbiamo creare un nido e formare una buona famiglia, è la nostra cultura di vita. Il desiderio di sapere e divenireè una forza vitale per un padre nel proprio cammino e nella sua stirpe, perché porta con sè l’attesa di un mondo migliore e la sicurezza della crescita della Vita, e mille altre ragioni.

La famiglia è fondamentale, avere famiglia è tenere un proprio nido e cultura che può varcare l’aldilà delle pareti domestiche; al di là vi è il vasto mondo e i figli devono essere messi in grado di varcare la porta di casa con fiducia, con speranza, sentendosi inseriti nella società, nella cultura, e responsabili del bene comune. Il valore ideale più nobile della famiglia è nell’inculcare nella mentalità sociale sani principi e lucenti virtù alle generazioni del futuro.

Noi sappiamo che tutte le dovute responsabilità partono dalla più piccola entità sociale che è la famiglia, sono i genitori a mettere in atto la necessaria sospensiva per calcare sulla formazione delle coscienze dei figli il più efficace titolo di credito. Dipende dagli esiti di detto differimento se le scelte riusciranno a far contrarre quei vincoli fondamentali di assoluta garanzia, durata e armonia di una magnifica esistenza.

La cultura, l’amabilità, la nostra lingua, sono doni del Verbo dell’Eterno alle civiltà del mondo, con l’istruzione e conoscenza essi attuano la civilizzazione, perché in esso si compensano i doni del Divino Creatore Nostro Padre, per cui lo scambio di opinioni si considera amicizia, benevolenza e meriti.

E’ da questi presupposti, nel mantenere vivi il colloquio, la disputa e la parlata propria, che la famiglia umana arriva a godere gioia, tranquillità, economia e orgoglio durante l’esistenza. Essere, divenire genitore non è cosa da poco, il compito di padre, madre è ottenibile, per questo si dice che l’esistenza è una missione la quale va affrontata con sacrificio, devozione, comprensione, amore, onde raccogliere soddisfazione e serenità lungo l’intero cammino verso l’alto, verso il Cielo e le stelle nostre genitrici.

Solo allora la stirpe, la famiglia, l’essere, potrà dirsi salda e paga di aver dato alla Vita il suo migliore contributo, per aver legato degnamente l’operato di quanti ci hanno preceduto con quanti altri ci seguiranno.
Si pensa sia molto utile suggerire ai genitori qualche consiglio, al fine di rafforzare i propri rapporti, consistenti nell’accortezza di legare opportunamente le culture delle famiglie originarie, valorizzando le singole radici, promuovendo la compilazione delle due genealogie, da far integrare e proseguire da quelle delle famiglie che formeranno i figli.

Così facendo, si tuteleranno i buoni vincoli delle radici, si otterranno interessi, forza e unità delle famiglie, per la non meno valutazione dell’orgoglio e consistenza della stirpe che non avrebbe soluzione di continuità.
Una chiara contrattazione familiare non basta se la funzione dei genitori non viene sostenuta dalla società, incentivata dalla condivisa convinzione che i figli sono un tesoro per tutti perché, senza di loro, il tempo si ferma, la società ristagna e l’orizzonte del futuro si oscura. Robyn.

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Dr. Umberto Robyn Volpe
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